Più di 100 anni e non dimostrarli

In un volumetto di 60 anni fa acquistato in una vecchia libreria di Londra – intitolato “Sailing Dinghies” – si trova una lista di dinghies according to length che ne elenca ben 101 esemplari, compresi tra 9 e 19 feet, tutti genericamente chiamati Dinghy.
Nel 1913 l’inglese George Cockshott vince il concorso bandito dalla Boat Racing Association per una deriva semplice, economica, di facile e molteplice impiego: nasce così il Dinghy 12’, la più piccola classe monotipo internazionale, che consentiva la pratica popolare di una vela sportiva prima sempre riservata, invece, alle big boats.

I primi esemplari del BRA footers (come era anche chiamato il Dinghy 12’) furono costruiti da Shepherd a Bowness Lake Windermere, al costo di 20 sterline.
Il successo fu immediato e la sua diffusione in tutti i paesi del Nord Europa lo portano a ricevere nel 1919 lo status di Stazza Internazionale e poi ad essere prescelto quale classe olimpica nel 1920 e nel 1928.

Nel 1929 il Dinghy 12’ arriva in Italia ed anche nel nostro Paese la sua diffusione è rapida ed estesa su tutto il territorio nazionale. Per quaranta anni – dal 1930 alla fine degli anni ‘60 – il Dinghy 12’ recita in Italia il ruolo di barca scuola per eccellenza per generazioni di giovani timonieri ed anche quello di protagonista delle principali manifestazioni della vela agonistica.

La presenza e la voce di un’Associazione Italiana Classe Dinghy 12’, nata nel 1969 a Rapallo, segna la reazione alla crisi che si registra in quegli anni ed il raggiungimento di nuovi traguardi significativi.
Negli anni ’70, sfruttando materiali e tecniche moderne, viene presentato un modello di Dinghy in vetroresina. L’anima del Dinghy 12’ si sdoppia ed i tradizionali, gloriosi scafi di legno diventano rischiano di diventare cimeli anche se non verranno mai abbandonati.

Per circa venti anni, però, la loro sorte sembra segnata.
Agli inizi degli anni 2000 la ripresa dei Classici: con la nascita del Trofeo Nazionale del Dinghy Classico 12’ tornano in crescita esponenziale le attività promozionali, il numero di regatanti, gli iscritti all’AICD, il rilascio di nuovi certificati di stazza e, soprattutto, l’attenzione della stampa e delle riviste del settore.
Nasce così il culto del Dinghy 12’ Classico: un’antica tradizione, un profondo sentimento che possiamo chiamare puro amore.

Testo di Paolo Rastrelli